Approccio ragionato al Kinesiology Taping

14/06/2017

Approccio ragionato al Kinesiology Taping

Dott. Massimiliano Febbi - Dott. Dario Lucchetti Medico Chirurgo Specializzato in Fisiatria

Nel corso degli ultimi anni, l’applicazione di “curiosi cerotti colorati“ specialmente in eventi sportivi come i giochi olimpici di Londra 2012 o i recenti campionati europei di calcio, ha destato numerose curiosità sia nei tecnici sia nelle persone comuni, portando tutti a chiedersi quale funzione potesse avere quello strano bendaggio colorato .
Questo particolare tipo di “cerotto” o, meglio, di taping e la corrispondente tecnica di applicazione, nella letteratura scientifica e la pratica quotidiana di medici e fisioterapisti, ha preso il nome di “kinesiology taping” (qui KT). Dal punto di vista del materiale utilizzato, il KT si caratterizza principalmente per la sua elasticità, contrariamente alla caratteristica del bendaggio funzionale classico, che aveva la funzione di immobilizzare o ridurre il movimento delle articolazioni affette da problemi di diverso tipo.
La grande diffusione negli ultimi anni del KT a livello mondiale ha portato alla nascita di numerose scuole di pensiero, con le relative metodologie e tecniche di applicazione, più o meno basate su solidi principi di fisiologia, biomeccanica ed anatomia ed al passo con quanto la ricerca scientifica di volta in volta dimostrava.
Vista all’inizio come tecnica olistica, anche perché proveniente da una branca della medicina “ complementare “ come la chiropratica , ha saputo guadagnarsi - nel corso del tempo - uno spazio importante soprattutto nella medicina dello sport, trovando però anche ospitalità in ambito oncologico/neurologico e per il trattamento delle disfunzioni del movimento in ambito pediatrico. Questo interesse e possibilità di applicazione in diversi campi della medicina ha portato alla nascita di studi e ricerche appropriati, con l’obiettivo di dimostrare in modo significativo, dal punto di vista scientifico, gli effetti pubblicizzati e riscontrati nella pratica empirica di numerosi terapisti ed operatori a livello internazionale.
Riguardo alle sue radici storiche, il KT è stato messo a punto nel 1970 da un chiropratico giapponese di nome Kenzo Kase, il quale cercava un tipo di taping diverso da quelli in commercio, che avevano come obiettivo fondamentale quello di immobilizzare i muscoli e l’articolazione interessata dal particolare problema o infortunio. La sua idea era quella di crearne un tipo che non limitasse i movimenti, in modo da consentire il naturale processo di guarigione del corpo ed il ”ripristino dell’omeostasi“, relativamente a tutti gli aspetti di quest’ultima legati al movimento.
Fondamentale, in questa tecnica di bendaggio, è la stretta relazione che esiste tra la pelle ed i muscoli, che consente a questo particolare di tipo di applicazione di aiutare il sistema linfatico e quello muscoloscheletrico a guarire e rigenerarsi adeguatamente.
Dal punto di vista strutturale, il kinesiology tape è costituito da fibre di cotone a trama fitta elasticizzate, sostenute da un collante acrilico ipoallergenico, collocato con un effetto ad “onda”, in modo da essere molto aderente ed impermeabile. Ciò rende l’applicazione particolarmente resistente (diversi giorni in sede), tra l’altro anche al sudore e all’acqua.
Non vi sono differenze di ordine terapeutico e di applicazione dei diversi colori, come spesso si legge su alcune riviste, la scelta di un colore o dell’altro è solo di ordine estetico, a meno che non si cerchino significati più olistici legati a medicine complementari come la cromoterapia. Concludendo questa succinta analisi tecnica del materiale, possiamo affermare che il materiale non contiene nessun tipo di farmaco e che i suoi effetti sono imputabili solo a stimolazioni di carattere meccanico. In teoria, il KT lavora in diverse maniere per creare una riduzione del dolore e/o migliorare la condizione del paziente. I principali effetti per i quali è pubblicizzata e conosciuta questo tipo di tecnica terapeutica e sui quali si sta focalizzando la ricerca sono:
- Miglioramento del Range of Motion;
- Miglioramento dell’attività del sistema linfatico;
- Aumento oppure diminuzione (dipendente dalla direzione della applicazione) della forza muscolare;
- Riduzione del dolore.
Approccio ragionato al Kinesiology Taping
Ci sono molte ipotesi riguardanti i meccanismi di effetto del KT sul sistema muscolo-scheletrico, la principale è relativa all‘effetto di questa tecnica di applicazione sulla cute, la quale è adibita a ricevere vari tipi di stimolo (meccanici, termici, dolorifici) il cui riconoscimento avviene attraverso l’attivazione di specifici recettori.
Il KT, rappresentando uno stimolo meccanico applicato su una zona corporea dove esiste uno stimolo dolorifico, porta ad una trasmissione contemporanea dei 2 segnali, in questo modo la trasmissione dello stimolo dolorifico viene attenuato per via dell’azione eccitatoria svolta dalle fibre A Beta sui neuroni inibitori della sostanza gelatinosa di Rolando (1).
Su questa base di conoscenza fisiologica, si ipotizza che il KT produca un attività interferenziale sui neuroni delle corna posteriori del midollo spinale, depolarizzandoli ed evitando che scarichino impulsi dolorosi, ipotizzando in tal modo il concetto di neuromodulazione.
Un altro dei punti di forza di questo tipo di applicazione è che il sistema muscoloscheletrico risponde intensamente ai segnali di origine meccanica per ripristinare l’omeostasi, la riparazione dei danni tissutali ed il conseguente adattamento (2).
Molte condizioni dolorose del sistema muscoloscheletrico sono associate col danneggiamento del tessuto muscolare. Il processo di riparazione e rimodellamento risponde fortemente ai segnali di carattere meccanico, quindi il KT - da questo punto di vista - svolge una funzione similare a quella della terapia manuale, basandosi fortemente su principi portati alla ribalta recentemente in ambito riabilitativo, come è il caso della meccanotrasduzione (3).
Per meccanotrasduzione, si intende quel meccanismo fisiologico per il quale un segnale di tipo meccanico è convertito in segnali biochimici nelle cellule bersaglio (che sono cellule muscolari) (4).
Nel nostro caso, il concetto di meccanotrasduzione può servire a giustificare come una terapia di origine meccanica possa creare realmente cambiamenti strutturali al tessuto muscolare, attraverso una complessa rete di segnali biochimici che alla fine portano a reali cambiamenti strutturali. Il che giustificherebbe i risultati ottenuti da molte terapie che lavorano basandosi su assunti relativi a questo specifico meccanismo.
Se si prova a cercare studi scientifici che confutino la reale azione del KT, si incontrano diversi problemi. Facendo un’analisi della ricerca scientifica, ci si rende conto - prima di tutto - che la maggior parte degli studi proposti sono limitati a piccoli gruppi di soggetti coinvolti nell’esperimento e senza gruppi di controllo, il che li rende spesso “discutibili “ dal punto di vista dei risultati ottenuti.
Con sorpresa di molti che pensano che si tratti di un tipo di tecnica che interessa solo gli atleti, di questi studi quelli che investigano su problematiche relative alla traumatologia sportiva sono davvero pochissimi (5).
Un interessante studio di Gonzalez Iglesias (2009) testa l’effetto dell’applicazione di KT, ricorrendo a tensione sulla pelle contro lo stesso KT applicato senza tensione, sul cosiddetto colpo di frusta in 41 pazienti (6). L’Autore conclude che i pazienti che avevano ricevuto le applicazioni di KT con tensione hanno avuto miglioramenti statisticamente significativi immediati, dopo l’applicazione e dopo un follow up di 24 ore. Purtroppo, i miglioramenti del dolore cervicale e del range of motion sono stati minimi e non significativi dal punto di vista clinico. Questo fatto ci introduce in un argomento che è assai spesso fonte di discussione tra le diverse scuole di pensiero, ovvero quello relativo alla tensione con la quale dovrebbe essere applicato il KT. Il concetto fondamentale è che più si tende e più lo stimolo meccanico diventa intenso. ciò dovrebbe portare il terapista a chiedersi inizialmente con quale scopo e per la risoluzione di quale problema stia strutturando l’applicazione. Quello che appare difficile è dare un valore numerico preciso alla tensione del KT, vista la differenza che esiste tra l’elasticità dei materiali e la manualità dell’operatore, sempre diversa e molto difficile da standardizzare.
Anche senza poter vantare risultati definitivi, al momento, attraverso una ricerca scientifica che ne confuti pienamente gli effetti terapeutici, il Kinesiology Taping rimane una tecnica molto interessante e piena di possibili sviluppi e resta strettamente correlata alla ricerca che contemporaneamente ci sta chiarendo i principi per i quali la “fascia” muscolare reagisce ai diversi tipi di trattamento di terapia manuale, strumentale e farmacologica.
Così come vale per gli altri tipi di trattamento, il KT trova la sua massima applicazione quando utilizzato in combinazione con altri trattamenti e metodiche, consolidandosene i risultati anche attraverso l’utilizzo dell’ esercizio terapeutico/correttivo, che ne rappresenta un naturale complemento.

Bibliografia

1. Blow D, Taping Muscolare: dalla teoria alla pratica, Edi-Ermes Milano 2012

2. Lederman E, Science and practice of manual therapy,

3. Parish B, De Bono V, Mothus Therapeutic Taping Course

4. Durieux AC, Desplanches D, Mechanotrasduction in Striated Muscle via Focal Adhesion Kinase, Biochemical Society Transactions (2007) 35, (1312-1313)

5. Williams S, Whatman C, Kinesio taping in treatment and prevention of sports injuries: a meta - analysis of the evidence for its effectiveness, Sports Med 2012 Feb 1;42(2) : 153-64

6. Gonzalez J, Fernandez de Las Penas C, Short - term effects of cervical kinesio taping on pain and cervical range of motion in patients with acute whiplash injury: a randomized clinical trial, J Orthop Sports Phys Ther 2009 Jul ;39(7):515-21
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